In giro per Torino

Una domenica pomeriggio di sole, una bicicletta e una macchina fotografica. Niente di meglio per scrollarsi di dosso la pigrizia e l’indolenza di giorni strani. Così ho gonfiato le gomme, ho inforcato gli occhiali scuri e ho pedalato forte, evitando pedoni, bambini e nuvole di palloncini a forma di Spongebob e Peppa Pig.

Il parco del Valentino, il Po, Piazza Castello e via Verdi. Un centro pieno di persone festanti (principalmente per questioni di calcio), folate di vento fresco e confusione. Tanta, tantissima confusione. Quanto basta per riportarmi a casa dopo neanche due ore di escursione. Ecco un breve riassunto per immagini.

canottieri

Lungo il Po

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Palazzo Nuovo

 

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Teatro Regio

stazione tobike lungo po

stazione tobike lungo po

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Chiuso per minacce

chiuso per minacce

Torino – Forconi, forzisti, minacce, intimidazioni. Quello che sta succedendo in queste ore è il frutto di anni e anni di distanza tra politica e cittadinanza. É la dimostrazione lampante e dolorosa che non si può lasciare il proprio destino in balia della massa, che non si può fare decidere gli altri al nostro posto. Che la democrazia è un impegno da esercitare ogni giorno, in ogni piccola scelta che facciamo, in ogni parola che decidiamo di utilizzare.

E quando le parole che mi vengono in mente sono tante e caotiche, sento il bisogno di lucidità. Il bisogno di rileggere e condividere le parole di Antonio Gramsci. Questa non è retorica, non è uno sfogo radical chic; ho solo bisogno di ricordare che, proprio all’alba del ventennio fascista, ci sono state persone che hanno parteggiato in difesa del diritto alla libertà, non della propria, ma quella di tutti i cittadini.

<<Odio gli indifferenti. Vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto… Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo cosa è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza.

Gramsci: Il vostro è un consenso ottenuto col bastone! Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete a impedire che il movimento rivoluzionario fascista si rafforzi e si radicalizzi. La «rivoluzione» fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.

Presidente: Onorevole Gramsci, questo concetto la ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!

Gramsci: Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea>>.

La Stampa: Cronaca della protesta

Huffington PostProtesta forconi a Torino

Dal blog TagliLettera aperta all’italiano medio