Chiuso per minacce

chiuso per minacce

Torino – Forconi, forzisti, minacce, intimidazioni. Quello che sta succedendo in queste ore è il frutto di anni e anni di distanza tra politica e cittadinanza. É la dimostrazione lampante e dolorosa che non si può lasciare il proprio destino in balia della massa, che non si può fare decidere gli altri al nostro posto. Che la democrazia è un impegno da esercitare ogni giorno, in ogni piccola scelta che facciamo, in ogni parola che decidiamo di utilizzare.

E quando le parole che mi vengono in mente sono tante e caotiche, sento il bisogno di lucidità. Il bisogno di rileggere e condividere le parole di Antonio Gramsci. Questa non è retorica, non è uno sfogo radical chic; ho solo bisogno di ricordare che, proprio all’alba del ventennio fascista, ci sono state persone che hanno parteggiato in difesa del diritto alla libertà, non della propria, ma quella di tutti i cittadini.

<<Odio gli indifferenti. Vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto… Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo cosa è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza.

Gramsci: Il vostro è un consenso ottenuto col bastone! Gli operai e i contadini debbono sapere che voi non riuscirete a impedire che il movimento rivoluzionario fascista si rafforzi e si radicalizzi. La «rivoluzione» fascista è solo la sostituzione di un personale amministrativo ad un altro personale.

Presidente: Onorevole Gramsci, questo concetto la ha ripetuto tre o quattro volte. Abbia la bontà! Non siamo dei giurati, a cui occorre ripetere molte volte le stesse cose!

Gramsci: Bisogna ripeterle, invece, bisogna che lo sentiate fino alla nausea>>.

La Stampa: Cronaca della protesta

Huffington PostProtesta forconi a Torino

Dal blog TagliLettera aperta all’italiano medio

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Di capre, uomini ed etimologia mattutina

Satiro di Rubens

Satiro di Rubens

Dialogo surreale n.1

Il bagno di casa, ore 7.18 am di un giorno qualunque.
I personaggi indossano pigiami di dubbio gusto e si preparano, semi dormienti, alle abluzioni quotidiane.

L: “Ma i satiri, facevano satira?”
Io: “I satiri si facevano le ninfe”
L: “Oh. Allora, perché si dice satira?”
Io: “Controllerò. Posso lavarmi i denti?”.

E ho controllato davvero. Il significato di “satira” come la intendiamo noi, ovvero il componimento letterario volto a dissacrare abitudini e difetti umani, ha origine dai Romani che  come al solito hanno saccheggiato i Greci. Sta tutto scritto qui, nella Treccani online.

L’etimologia fa derivare la parola dai satura, piatti o cesti pieni (saturi) di primizie che veniva offerto in dono agli dei; la parola ha poi ricoperto il significato più esteso del genere “istrionico” di una performance mista di recitazione, canto e danza.

A quanto pare, la parola satira è un false friend dell’italiano. Sembra derivare dalla figura del sàtiro, ma niente ha a che vedere con la sfacciata figura mitologica del mezzo capro, mezzo uomo. Peccato. Già me lo immaginavo. Un ebbro e rubicondo uomocapra che molesta indefesso le belle ninfe, facendo battute e lanciando punch line ad effetto. Putupùsh!

Momento, momento, momento… Ho un terribile dèja vu!