Tornare a casa, secondo me

Tornare a casa per me coincide quasi sempre con i periodi di vacanza. Queste due settimane in Sicilia mi permettono di rivisitare i posti che sono stati della mia adolescenza (le spiagge, le vie del centro e della marina, i colli, il porto e la periferia), ma soprattutto mi lasciano libera di tornare a esplorare, toccare e vivere gli oggetti del passato, mio e della mia famiglia. Che restano qui, nonostante i chilometri, gli anni, le persone arrivate e andate via. Non sono forse implacabili gli oggetti della casa? Non portano forse con se stessi tutto il carico di ricordi, giornate e serate lontane?

Non ritengo di essere una persona nostalgica, tendo sempre al futuro, scordandomi spesso di prendere il presente così com’è. Però in certe giornate mi piace ricordare com’era la vita in questo posto, non poi così tanto tempo fa.

Tornare a casa, secondo me, è:

  • ritrovare la famiglia, cambiata forse, ma sempre la stessa,
  • ritrovare la pace di una casa lontana dal centro e dal frastuono,
  • parlare con mia madre e mia sorella come se niente fosse, come se davvero non fossero passati sei mesi,
  • avere tutto il tempo per leggere libri nuovi, nel silenzio del terrazzo,
  • avere tutto il tempo per sfogliare i libri già letti, sorridendo tra le pagine,
  • avere la possibilità di ritornare in mansarda a spulciare tra le cianfrusaglie e rinfrescare la memoria,
  • avere un giradischi e una collezione di vinili a disposizione.

Finalmente il piatto del vecchio stereo è stato riparato e oggi suono per voi Horses.
Buone vacanze, buon ritorno, buone scoperte.

Patti-Smith-Horses-vinyl

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In un giorno come un altro

Berlusconi teme di dovere rifondare  Forza Italia.

Letta incentiva il lavoro di chi non ha terminato la scuola dell’obbligo.

E quel che è peggio, è che Margherita Hack ci ha lasciato.

La citazione di oggi è per lei.

«Non è sufficiente godere della bellezza di un giardino?
Che bisogno c’è di credere che nasconda delle fate?»

(Douglas Adams, 1979)

Ragion di stato e di partito, recensione de Il contesto di L. Sciascia

Alla fine, se n’è andato. Proprio quando ormai nessuno se lo aspettava più. Giulio Andreotti, incarnazione della cosiddetta Ragion di Stato, è morto oggi, il 6 maggio del 2013.

Ho letto i giornali, ho scorso le bacheche dei social network, ho spulciato tra le migliaia di tweet che adesso impazzano vorticosamente sul web. Ma nessun articolo di giornale o post, potrà mai essere più esplicativo del film “Il Divo” in cui Paolo Sorrentino dirige un impressionante Toni Servillo. Continua a leggere…

Di treni, mosche e spaziotempo

Un treno sporco lanciato nella notte. Facce stanche, corpi sprofondati sui sedili, gambe allungate alla ricerca di ristoro. L’umanità più diversa è sparsa su pochi vagoni, come persone in attesa del proprio turno dentro corridoi sudici, che non sboccano in alcuna stanza. Il tempo trascorso a viaggiare, in questo caso, a farsi trasportare da un mezzo di locomozione, sembra perso e buttato via per sempre. Sprecato, eppure necessario. Per alcuni “viaggianti” può rappresentare un’occasione di svago, un lungo momento di pausa in cui leggere finalmente qualche pagina del libro, che durante la settimana non si riesce neanche a sfiorare. Per altri, fautori del noto motto “il tempo è denaro”, il non-tempo trascorso su un treno, è sempre una buona occasione per lavorare.

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