Ragion di stato e di partito, recensione de Il contesto di L. Sciascia

Alla fine, se n’è andato. Proprio quando ormai nessuno se lo aspettava più. Giulio Andreotti, incarnazione della cosiddetta Ragion di Stato, è morto oggi, il 6 maggio del 2013.

Ho letto i giornali, ho scorso le bacheche dei social network, ho spulciato tra le migliaia di tweet che adesso impazzano vorticosamente sul web. Ma nessun articolo di giornale o post, potrà mai essere più esplicativo del film “Il Divo” in cui Paolo Sorrentino dirige un impressionante Toni Servillo. Il monologo finale esprime tutta la consapevolezza della necessità del Male ed esorcizza l’ammissione di colpa che Andreotti non ha mai reso all’Italia.

Stragi, terrorismo, mafia e Stato. Parole che hanno riportato alla mia memoria l’opera di Sciascia, interamente pervasa e attraversata da questi temi, purtroppo sempre attuali nel nostro Paese. Ho ripensato ai libri che ho letto e alle recensioni che ho scritto qualche anno fa. Mi vengono in mente L’affaire Moro (1978), Il Cavaliere e la morte (1988) e soprattutto Il contesto (1971).

Ragion di stato e di partito,  recensione de Il contesto di L. Sciascia

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Trama – L’ispettore Rogas sta svolgendo delle indagini sul caso Varga, procuratore ucciso ormai da un mese. Si susseguono però una serie di omicidi eccellenti: le vittime sono esclusivamente uomini di legge, giudici, magistrati. Rogas intuisce qual è la pista da seguire e capisce che sotto c’è qualcosa di più grosso: governo e opposizione, tramite accordi sottobanco, stanno tessendo la trama di questa sfilza di omicidi. Rogas si rende conto che Vargas è stato ucciso perché era sul punto di scoprire chi fosse al vertice di questa organizzazione deviata. Rogas finirà vittima dei servizi segreti e il suo caro amico Cusan cercherà di comprendere in quali circostanze sia avvenuta la sua scomparsa. Il Ministero infangherà tutto e farà passare lo stesso Rogas per omicida nemico dello Stato. Perché tutto questo? «La ragion di Stato, signor Cusan: c’è ancora come ai tempi di Richelieu. E in questo caso è coincisa con la ragion di Partito…».

Annotazione – Sciascia ha tenuto questo romanzo nel cassetto per qualche tempo e ne ha iniziato la pubblicazione nel gennaio-febbraio del 1971 sulla rivista “Quaderni di letteratura”. Il 5 maggio di quell’anno il Procuratore Pietro Scaglione fu assassinato a colpi di mitra a Palermo. “Il Contesto” fu poi pubblicato per intero, suscitando critiche e imbarazzo per Sciascia accusato di aver tratto la storia dall’omicidio Scaglione: egli stesso provvederà ad inserire un’appendice finale al testo in cui scrive:

«Coloro che, cominciando a leggere, alle prime righe, col procuratore morto ammazzato, diranno – ci siamo – pensando all’uccisione del procuratore Scaglione a Palermo, considerino che questa prima parte della parodia era stata, allora, già pubblicata: sul numero 1, gennaio-febbraio 1971, della rivista siciliana “Quaderni di letteratura”. Ciò mi porta a dire che, praticamente, ho tenuto per più di due anni questa parodia nel cassetto. Perché? Non so bene, ma questa può essere una spiegazione: che ho cominciato a scriverla con divertimento, e l’ho finita che non mi divertivo più

Di primo acchito questo romanzo potrebbe deludere, una volta giunti alle pagine finali: chiunque inizi un libro giallo si aspetta di scoprire il colpevole, il mandante e il movente. Poi però il giallo assume i contorni di un noir ed è possibile scorgere un significato più inquietante di un qualsivoglia caso poliziesco. La Ragione di Stato (e di Partito) – come ci rivela il vice segretario del Partito Rivoluzionario – ha dovuto prevalere sulla ricerca della verità. L’amarezza dell’appendice di Sciascia ci fa inoltre comprendere quale fosse lo stesso stato d’animo dell’autore che – all’inizio degli anni Settanta – stava per assistere agli omicidi e alle stragi degli anni di piombo. Il suo romanzo, nato come parodia, non lo divertiva più: era diventato fin troppo realistico.

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Un pensiero su “Ragion di stato e di partito, recensione de Il contesto di L. Sciascia

  1. Grazie per gli spunti della tua ricerca tra le pieghe della letteratura, della nostra storia recente e anche della cinematografia. Rende visibile il concetto della “Ragion di Stato” che anche Giulio Andreotti ha rappresentato.

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