che l’universo finisce

Se con Guida galattica per gli autostoppisti si confermava il mio amore per Douglas Adams, con Ristorante al termine dell’universo si accresce la mia passione per questa saga. La cosa mi stupisce perché non sono solita amare i “sequel di”, eppure questa volta rimpiango di non essere nata in Inghilterra in tempo per potere ascoltare alla radio gli sceneggiati di Adams. La storia della sua esalogia nasce proprio dai radiodrammi trasmessi dalla BBC negli anni Settanta (periodo storico in cui avrei voluto vivere per n esimi motivi): la Guida, così come la conosciamo oggi, fu infatti data alle stampe solo dopo il grandissimo successo radiofonico. Naturalmente adesso mi sono posta l’obiettivo di leggere tutti gli altri quattro volumi. Un ulteriore motivo di sorpresa è stato il fatto che il secondo episodio mi è piaciuto più del primo! Incredibile ma vero, Ristorante al termine dell’universo è stato come bere un piacevolissimo bicchier d’acqua, anzi perché no, un piacevolissimo boccale di birra fresca.
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I nostri protagonisti sono sballottati nello spazio tempo e per tutta la durata del libro domina incontrastata tra le pagine la sensazione di totale instabilità. Da un’astronave all’altra, da un pianeta all’altro, i personaggi di Adams fluttuano tra le ere attraversando anni luce grazie alle tecnologie più avanzate e per noi poveri terrestri inimmaginabili. Eppure, nonostante tutta la scienza e i millenni di perfezionamento tecnologico, l’assenza di certezza avvolge ogni singola pagina del libro, ogni sottotrama. L’illusorio progresso dell’innovazione tecnologica non riuscirà mai a fornire la Risposta a tutto quanto, per cui tanto vale prenderla così com’è.

Mai argomento fu più attuale. Mentre scorrevano le pagine del libro, più lo stato di precarietà avanzava, più me ne beavo. Non c’è niente di più confortante del sapere che in ogni caso, qualunque sia la tua scelta, qualunque precauzione tu prenda, tutto può essere ribaltato all’improvviso senza alcun motivo. Che sia un’astronave Vogon o un licenziamento in tronco, poco importa.
L’importante è rimettersi in piedi sulle proprie otto zampe. E non farsi prendere dal panico.

Ballata del trasferimento di materia / teletrasporto

Aldebaran ha notti doci e molli
Algol è affascinante e insonne
Su Betelgeuse le belle donne
Ti fanno gustare cose folli.
Fanno tutto quello che ti piace
In fretta, piano, di qui, di là,
Ma se devo spezzettarmi per andarci
Allora preferisco stare qua. 

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2 pensieri su “che l’universo finisce

  1. Libro che mi è piaciuto molto. Come amante della fantascienza ero facilitato all’approccio, ma poi ti prende per tutt’altri motivi: non è la comune letteratura “di genere”. Direi un po’ troppo cinico per i miei gusti, ma fa parte del mix… Bisogna prenderlo così com’è, agrodolce.

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