diventi ancora un altro, e poi un altro ancora.

«Sull’Ottantaquattresima strada [Quinn] sostò momentaneamente davanti a un negozio. C’era uno specchio sulla facciata, e per la prima volta da quando aveva iniziato la sorveglianza [su Stillmann] Quinn si vide. Non che avesse temuto di affrontare la propria immagine. Semplicemente, non gli era successo. Era stato troppo preso dal lavoro per pensare a se stesso, e la questione del suo aspetto non sussisteva più. Ora guardandosi nello specchio del negozio, non restò nè sconvolto, nè deluso. Non provò alcuna emozione, per il semplice motivo che non si riconobbe nella persona che vide. Pensò di avere al fianco uno sconosciuto, e lì per lì, si volse bruscamente a vedere chi era. Ma vicino a lui non c’era nessuno. Allora si voltò di nuovo a guardare lo specchio con più attenzione. Studiò a uno a uno i lineamenti del viso che aveva davanti, e piano piano cominciò a notare che l’individuo assomigliava un po’ all’uomo che aveva sempre creduto se stesso. […]». 

Una cosa è certa: Quinn non è Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. Quando l’usuraio vede la sua immagine riflessa nello specchio, nota il suo naso storto per la prima volta, come mai lo aveva visto nella sua vita. Da qui in poi, la crisi di identità. Vitangelo non è Uno, non è Nessuno, semmai è Centomila. La consapevolezza di essere più persone contemporaneamente lo manda all’ospizio. 
Quinn, investigatore privato, dopo mesi di pedinamenti senza soste, sotto l’acqua e sotto il sole, ossessionato dai misteri della vita di Stillmann, dimentica il suo corpo. Ricorda di se stesso un’immagine che smetterà di appartenergli e in cui a stento riesce a riconoscersi. A causa del suo lavoro, Quinn è diventato un barbone, con la barba lurida e gli abiti sdruciti, ma non per questo dispera. Non ne fa un dilemma. Semplicemente Quinn fa spallucce, non importa com’era prima di iniziare quel lavoro, adesso era un’altra persona, anzi, non gli importa più niente, neanche del nuovo individuo che era diventato. 
In entrambi i casi lo specchio è rivelatore: Vitangelo ne resterà annientato, Quinn – logorato dall’impossibilità di risolvere il mistero – scoprirà di poter essere diverso dall’idea che aveva di sè, accettando, imperturbabile, il suo nuovo destino. 
P.Auster, Trilogia di New York, Einaudi, Torino, 2010. 

Annunci

3 pensieri su “diventi ancora un altro, e poi un altro ancora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...