un poeta parlava di foto.

Nell’oscuro studio fotografico 

che sembra uno strano inferno

stampo una fotografia  

la tua. 

E la tua figura 

appare sulla carta umida 

fredda. 

Sei tu! Sei tu! 

Sei bella! 

E ti bacio sulla carta umida 

fredda. 

E ti bacio e mi sembra di baciare 

un cadavere. 

La lampada rosso cupo 

illumina poco e tetramente 

pare l’occhio di un demonio 

potente e strano. 

Tu dalla piccola, fredda 

fotografia dai riflessi di sangue 

certo mi disprezzi 

e mi compiange 

lo strano occhio di demonio. 

9 Ottobre 1928.

C.Pavese, Le poesie, Einaudi, Torino, 2005, p. 289.

E poi succede che una poesia nascosta in mezzo a un libro, tra tante altre pagine, emerge. E ti ricorda le pinze di plastica e le vaschette con gli acidi e la camera oscura e i fogli di carta, ancora non impressi, appesi con le mollette sul filo ad asciugare in mezzo alla stanza. Poi tutto assumeva una forma e diventava in bianco e nero, mi ricordo. Mi ricorda dei tempi in cui un padre poteva ancora essere un eroe.

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Un pensiero su “un poeta parlava di foto.

  1. Quell'eroe è esistito ed è per sempre. Oggi la realtà ha preso il posto delle favole ma non ti preoccupare non si smette mai di fare sogni nuovi. Sogni che a volte possono essere più belli delle favole, e diventare veri.

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