devi rimangiarti una promessa

Non mi piace. Di solito mantengo le promesse che faccio, anche a costo di sacrificio e tribolazione. Ma questa volta proprio non riesco a trattenermi. Devo infrangere una promessa che avevo fatto a me stessa. Dopo vari tentativi blogghistici, naufragati causa depressione post elezioni 2008, mi ero ripromessa che mai più, mai e poi mai, avrei parlato ancora di politica in un blog. Per evitare scompensi ormonali, attacchi d’ira, crisi di panico, e calendari che prendono fuoco per autocombustione. ma ho capito che reprimere peggiora le cose.
Quello che è successo ieri però impone alle mia coscienza di sfogarmi; lo faccio per la mia psoriasi, per evitare uno sfogo irrimediabile.
Vivo in Piemonte da qualche anno ormai, per motivi di studio, di carriera, di speranze disilluse. Sono stata accolta dal capoluogo di questa regione con tante iniziative interessanti, professori stimolanti e amici calorosi, nonostante il pregiudizio infondato di una presunta “freddezza nordica”. 
Ma ieri, ieri qualcosa si è rotto. E non solo in Piemonte, ma in tutta Italia. L’avanzata dell’ignoranza e del razzismo sta flagellando l’intero Paese con il suo tsunami verde. In cosa posso ancora sperare in una nazione che si fa abbindolare dalla violenza, dalle parole vuote di chi ha necessariamente bisogno di un nemico, uno qualunque (un meridionale, un extracomunitario, un venusiano), per di comunicare qualcosa? Cosa si può ancora sperare in un’Italia che non ha alternative, se non la meno peggiore? Ma si può davvero continuare a turare il naso all’infinito? Perché chi crede nella pace, nell’integrazione, nella non violenza non può avere una rappresentanza forte e dignitosa? 
Mi spiace, sono sfoghi fastidiosi, possono sembrare anche banali, ma rischio un’allergia, un esantema, uno sfogo cutaneo, cercate di capirmi. E’ solo il mio modo per dire che non ho intenzione di arrendermi alla vittoria dell’ignoranza sulla conoscenza. E mi piacerebbe tanto che tutti quelli che la pensano allo stesso modo non si arrendessero. E in ogni caso, consoliamoci: il 2012 è vicino. 
Lascio parlare chi sa come farlo:

Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

L’albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.

Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.

Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze

Sono caldi come sempre. Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

In me si combattono
L’entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell’imbianchino*.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.

* Con “l’imbianchino” Brecht si riferisce a Hitler.
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